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Le tempeste del futuro

Le tempeste del futuro

NELLE TEMPESTE DEL FUTURO

Autore:  Pietro Trabucchi

Editore: Corbaccio 2021, € 16.60

Genere: saggio sull’impatto psico-sociale degli scenari in rapida evoluzione

Chiave di lettura:  Imparare a nuotare nell’incertezza ridimensionando l’ego e sviluppando il pensiero critico.

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Raul Alvarez

 

Pietro Trabucchi, psicologo dello sport, professore e saggista di successo è uno dei maggiori esperti italiani in tema della resilienza personale. In quindici anni ha pubblicato cinque libri (tutti pubblicati da Corbaccio, tranne uno). Esordisce con Resisto, quindi sono, un long seller. E da lì la sua produzione è inarrestabile. Con quest’ultimo torna a un tema su cui ha già detto molto. Ma nuove riflessioni non mancano e se anche si ripete un po’ (lo nota solo chi, come me, li ha letti tutti),  la sua prosa è così scintillante e le osservazioni acute che gli si perdona qualche ridondanza.

Il libro inizia prefigurando “le tempeste perfette” in cui siamo immersi in questi tempi difficili: la fine dell’egemonia mondiale dell’Occidente e l’ascesa della Cina; il declino del sogno americano; La globalizzazione portatrice di complessità crescente; la perdita di contatto degli individui  con la realtà in cambio di un’esistenza sempre più virtuale, altalenante fra senso di onnipotenza narcisistica e disperazione; la manipolazione della verità collettiva che affievolisce la ragione e favorisce l’omologazione di massa. Oggi abbiamo bisogno di risorse psicologiche straordinarie per reggere la turbolenza, ma fragilità emotiva, impulsività, ricerca della gratificazione immediata, distrazione perenne sono comportamenti diffusi, alimentati dall’uso compulsivo delle tecnologie digitali che modificano i nostri registri sensoriali e cambiano il modo in cui elaboriamo una realtà sempre più fluida e inafferrabile.

Ci ritroviamo  a vivere in quella che Trabucchi definisce “una società rettiliana”, assoggettata agli impulsi primitivi che eludono il pensiero critico assoggettandoci alla manipolazione di massa. Per fronteggiare queste minacce Trabucchi suggerisce di potenziare quattro risorse psicologiche oggi vitali: 1) saper reggere all’incertezza e alla frustrazione, in un mondo instabile; 2) saper pensare in modo autonomo, evitando di essere manipolati dalla “società rettiliana” e da quei “sacerdoti del nulla” che sono gli influencer; 3) contenere l’ego, imparando ad accettare i propri limiti; 4) sapersi autoregolare, in una società che incoraggia la mancanza di autocontrollo.

Attingendo alle ricerche più avanzate nelle neuroscienze e alla testimonianza di protagonisti di imprese straordinarie, il libro spiega come allenare i muscoli della resilienza per fronteggiare un mondo che spinge  verso l’omologazione e il bisogno di consenso. Attraverso storie edificanti, come quelle del soldato delle Forze Speciali che, benché ferito, ha messo in salvo i suoi compagni grazie alla sua capacità autocontrollo durante un conflitto a fuoco in Afghanistan.  E ancora, la storia di  Kristine che ha conseguito con successo la traversata dell’Artico, nonostante i pregiudizi dei maschi, compagni di viaggio, circa la sua capacità di riuscirci. Storie di chi ha superato il limite, non per talento naturale o colpo di fortuna, ma grazie a forza di volontà, allenamento e autodisciplina, condizioni indispensabili per sviluppare quelle quattro risorse, indicate da Trabucchi, che ci consentiranno di surfare sulle tempeste del futuro. Risorse che ha sperimento sulla sua pelle e osservato negli atleti oggetto dei suoi studi.

Ma c’è una minaccia più sottile che va scongiurata: “La tecnologia ha compromesso il nostro modo naturale di percepire la realtà. Il fondamento percettivo del nostro sentirci si basa su quella che viene definita “sensibilità interocettiva”, il contatto col nostro corpo e con le emozioni che organizzano il senso di realtà e la nostra identità. Per effetto della comunicazione digitale e dei suoi abusi, stiamo disimparando a fidarci della “sensibilità interocettiva”. Privati delle nostre radici profonde finiamo per essere influenzabili, assoggettati al pensiero di gregge che ci spinge a evitare la fatica di elaborare un pensiero critico o un’opinione autonoma”. Viene da chiedersi:  se rinunciamo al nostro potere più grande, che è la capacità di pensare, di sentire e di rielaborare  l’esperienza in modo funzionale alla nostra evoluzione di esseri umani, cosa ci differenzierà dai robot? E  soprattutto cosa possiamo fare per proteggerci da una simile minaccia? Mi verrebbe da rispondere col titolo del suo primo libro, penso quindi Resisto, quindi sono.