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Growth Hacking Mindset

Growth Hacking Mindset

Autore: Raffaele Gaito

Editore: Franco Angeli, 2019, pp. 182 € 22.00

Genere: Saggio sui nuovi modelli d’innovazione

Chiave di lettura: una chiave per innovare l’idea di marketing e offrire nuovi strumenti per  la crescita del business in un mercato a evoluzione rapida.

Frasi-chiave: Negli ultimi anni il growth hacking è letteralmente esploso, basta dare uno sguardo ai trend di ricerca su Google e vedere il numero di posizioni aperte sui maggiori portali di lavoro per ruoli si growth hacker.  Allo stesso modo sono proliferati i contenuti sul tema. In questo scenario roseo c’è un “però”. Con la crescita di notorietà dell’argomento spesso si abbassa la qualità della discussione. L’attenzione si è spostata sui trucchi, sugli strumenti, le tecnichee tutto ciò che fa fare click e visualizzazioni. Ma il growth hacking è soprattutto un mindset, un’attitudine e una mentalità unica che amalgama dati, sperimentazione, creatività e domande”.

 


 

Il growth hacking non è una tecnica, è anzitutto un mindset. È questa la tesi di Raffaele Gaito, esposta il 184 pagine di piacevolissima lettura. Perché la prima qualità di questo libro è proprio lo stile: semplice, ma non semplicistico, brillante, ma non stucchevole, denso, ma non indigesto. Si addentra su temi impegnativi (come ad esempio l’uso delle metriche) e lo fa con una scioltezza da renderlo interessante, anche a chi potrebbe essere allergico ai numeri. E non è l’unico pregio di questo libro. Ne contiene diversi altri.

Primo pregio, attingendo alla definizione del collega Ehsan Jahandarpour, chiarisce cos’è il growth hacking: “Un processo di sperimentazione rapida sul prodotto e sui canali di marketing per trovare il modo più efficiente di far crescere un business”. L’approccio è una sorta di bricolage metodologico, infatti: “Il growth hacking non ha inventato niente di nuovo – precisa Gaito – semplicemente ha preso in prestito elementi noti in altri campi (Agile, Lean stratup, Product management ecc.) e li ha fatti confluire in una disciplina unica con un approccio strutturato”. Il growth hacking, insomma, non è altro che un evoluzione di metodi e strumenti derivati dal mondo delle startup, oggi largamente impiegati in diversi ambiti (innovazione, marketing ecc.) che  risponde ai bisogni d’innovazione rapida dell’era digitale.

Secondo pregio, il libro scioglie un equivoco diffuso, quello che vede il growth hacking come fratello maggiore del marketing. “Nulla di più sbagliato. Sono due attività con obiettivi diversi, che intervengono in momenti diversi del ciclo di vita di un’azienda. Il marketing lavora su branding e positioning, lancio di prodotti e continuerà a farlo. Il growth hacking, si focalizza invece sulla ricerca di qualcosa che non è stato ancora valutato e potrebbe nascondere la chiave della crescita per le imprese”. Infatti usa i test di scoperta, mentre il marketing usa i test  di ottimizzazione che misurano solo ciò che già esiste. Questi pionieri dell’innovazione operano quindi su un terreno scivoloso, sino a ieri esclusivo della Ricerca & Sviluppo, oggi frequentato anche dai grow hacker poiché rispondono tempestivamente all’evoluzione del mercato. Ci riescono grazie alla raccolta veloce dei feedback sui prototipi, immessi in rete durante la sperimentazione, per verificare, in itinere, la rispondenza del progetto iniziale ai bisogni mutevoli del cliente. Laddove ci si accorge che è venuta meno questa rispondenza, si apportano correttivi in tempo reale, coinvolgendo i clienti in un processo di co-creazione. Quello del growth hacking è dunque un modello d’innovazione collaborativa che, rinunciando ad attendere il prodotto finito per verificarne l’impatto sul mercato, privilegia invece la tempestività e la co-creazioni con l’utente, requisiti oggi indispensabili per evitare di ottenere un prodotto “perfetto”, per i bisogni di ieri, ma non più in sintonia con quelli di oggi.

Altro pregio  del libro, l’impianto metodologico. Gaito individua quattro leve interdipendenti che configurano il mindset del grow hacker, semplici ma essenziali. Sperimentazione continua, che è poi il fondamento della crescita, obiettivo dell’innovatore. Dopotutto “il nuovo” arriva sempre dopo un laborioso ciclo di prova ed errore. Dati, “Se la crescita è il motore, i dati (qualitativi e quantitativi) sono il carburante”. Tutto il processo di growth hacking è data dirven. I dati spingono anche a porci Domande catalizzatrici che accendono la creatività. La Creatività aiuta a eseguire sperimentazioni migliori e così via, in un processo circolare che si autoalimenta. Ognuno dei quatto tasselli del growth hacking mindset (Sperimentazione, Dati, Creatività, Domande), compone un capitolo, impreziosito da una scheda di tools e segnalazione di siti sullo specifico tema. Altro pregio, e non ultimo, il ricco repertorio di case history made in Italy che l’autore è riuscito a scovare. Se ne avvertiva il bisogno, dopo tanta letteratura ispirata alla Silicon Valley, un po’ di aria di casa ci voleva!

 

PRENDI NOTA

Due parole su altri libri in tema, da non perdere di vista

Edgard H. Schein, L’arte di fare domande, Guerini Next, 2014

Uno dei capitoli più originali di Growth Hacking Mindset, è quello sulle Domande. Argomento fondamentale, spesso sottovalutato. Eppure una “domanda giusta” può aprire molte porte e risolvere diversi problemi, non ultimo quello della creatività, che è poi la scintilla dell’innovazione, o quello dei conflitti relazionali, dove una domanda giusta può spegnere un incendio prima che si propaghi. Scritto da Edgard H. Schein, autore di riferimento della psicologia organizzativa e ideatore della consulenza di processo (una tecnica efficace per aiutare le persone in difficoltà ad aiutarsi attraverso “le domande giuste”) è uno dei migliori libri sul tema, nonché argomento centrale di questo piccolo, preziosissimo saggio. Schein spiega come smontare i pregiudizi che frenano molti capi dal porre domande ai collaboratori, come se, domandare, fosse un modo per sminuire il proprio potere. Ignorando, invece, che chi domanda comanda, per la semplice ragione che guida la relazione. Schein sviluppa il concetto di domanda nella prospettiva di una “umile ricerca di informazioni”, strategia potente per mettere l’interlocutore a proprio agio e portarlo ad aprirsi. Un termine spesso frainteso come quello di “umiltà” recupera qui valore e ne svela le diverse sfumature. Il libro è ricco di esempi, raccontati con stile limpido ed esplicativo. Sottile nel porre distinzioni fra diverse tipologie di domande e, in poche pagine, dice più di quanto potrete trovare in tanti manuali sul tema. Consiglio a tutti i growth hacker, che di domande ne devono fare tante , di non lasciarselo sfuggire.

Alessia Camera, Startup marketing, Hoepli, 2018

Secondo l’autrice, marketing e growth hacking sono facce della stessa medaglia, ma due approcci complementari sebbene perseguano dello stesso obiettivo. Alessia Camera che ha ampia esperienza nel mondo del marketing e delle startup, confeziona un buon manuale che, in 260 pagine, riassume quanto c’è da sapere sull’argomento. In queste pagine si respira grande passione, non sempre accompagnata da altrettanta chiarezza nell’esposizione, forse anche per un eccesso di sintesi. Tuttavia, considerata la carenza della letteratura made in Italy sul tema, questo può essere un buon inizio per cominciare a chiarirsi le idee e a formarsi una visione d’insieme sul growth hacking e sul digital marketing.